Don Nicola Mazza

Nicola nacque primo di nove figli, da una famiglia di commercianti, che gestiva un negozio di stoffe nella centrale Piazza Erbe. Nel 1797, in seguito all’occupazione dell’esercito napoleonico, si spostarono tutti a vivere in un centro collinare, Marcellise, a circa una dozzina di chilometri dalla città.

Il ragazzo, gracile di salute, non potendo frequentare regolarmente le scuole, venne seguito da un precettore privato, il noto purista Antonio Cesari, prete filippino.
Manifestando ben presto vocazione ecclesiastica, indossò la veste sacerdotale nella cappella della villa paterna, e venne poi ordinato sacerdote nel 1814 a Verona. 
Entrato a far parte di un gruppo di discepoli di san Gaspare Bertoni, vi apprese lo spirito di austerità e preghiera, la dedizione ai giovani e l’entusiasmo per le missioni in Africa, tanto da essere soprannominato “don Congo”.

Declinando l’invito ad assumere una parrocchia, accettò l’insegnamento di matematica e, saltuariamente, di fisica e storia universale, nelle scuole pubbliche del Seminario.
A Marcellise tornava ogni fine settimana come cappellano. Continuerà questo servizio pastorale anche dopo il ’21, quando il padre sarà costretto a vendere il podere e la villa, per sopravvenute difficoltà finanziarie.
Proprio a Marcellise conosce due ragazzi di umili famiglie ma dotati di spiccate capacità, Luigi Dusi e Alessandro Aldegheri. Li conduce perciò in città allo scopo di farli studiare, ottenendone buoni risultati: Divenuti sacerdoti, i due si metteranno a disposizione delle opere che il Mazza nel frattempo aveva fondato.
Nel 1828, infatti, don Nicola accoglie delle bambine, abbandonate e trascurate dalle rispettive famiglie, le affida alla cura di alcune educatrici in piccoli gruppi di tipo familiare. Da questo primo nucleo avrà poi sviluppo nella parrocchia di San Paolo in Campo Marzio l’Istituto femminile, condotto dal gruppo di laiche consacrate, chiamate Cooperatrici (Pia Società maestre Cooperatrici di don Mazza). Ben presto le case si moltiplicheranno e vicino troveranno posto la scuola per le due prime classi elementari, il laboratorio di fiori artificiali, una filanda di circa cento fornelli, l’ambiente del ricamo in seta e oro, da cui esce all’inizio degli anni ’60 un pregevole paramento liturgico, ora custodito nella sacrestia della Cappella Sistina in Vaticano. Nel 1833, con cinque allievi, negli ambienti di San Carlo dà avvio a quello che sarà l’Istituto maschile per ragazzi capaci, per lo studio dei quali le famiglie non disponevano di mezzi economici sufficienti. Per i primi che terminano gli studi secondari, apre a Padova, nel 1839, una casa universitaria.

Nel 1845 invia a Roma, come allievo di Propaganda Fide don Angelo Vinco, che manifesta vocazione missionaria. Partirà infatti nel ’47 per il nuovo Vicariato dell’Africa Centrale, dove sarà stroncato dalle febbri nel 1853. Altri suoi allievi si sentono chiamati alla stessa vocazione.
Un sacerdote genovese, don Nicola Olivieri, che riscatta ragazze nere dai mercati degli schiavi africani, si presenta per affidarne alcune ai suoi istituti. Don Mazza non le accetta subito, ma in seguito, considerando insieme i due fatti, vi riconosce un disegno della Provvidenza.
Matura così un suo piano d’intervento missionario in Africa, quale ulteriore finalità delle sue opere veronesi: nell’Istituto femminile preparerà le ragazze africane all’insegnamento, alla catechesi e alle attività domestiche, nel maschile preparerà i “moretti” ai mestieri e alle professioni necessarie, non escluso il sacerdozio. A guidarli saranno i preti dell’Istituto, che li seguiranno in Africa, per costituirvi piccoli nuclei evangelizzatori e promotori di progresso.
Nel 1853 partono in esplorazione don Giovanni Beltrame e don Antonio Castagnaro. Quest’ultimo si ammala e muore quasi subito.


Nel 1857 è inviato un ulteriore gruppo composto, assieme a don Beltrame, da don Alessandro Dal Bosco, don Angelo Melotto, don Francesco Oliboni, don Daniele Comboni e dall’artigiano Isidoro Zilli. Metà del gruppo perirà vittima del clima impervio. Ma, ritornato in Italia, Comboni si confermerà ancor più della necessità di continuare la missione.
Don Mazza intanto coinvolge nell’impresa i cittadini veronesi e cerca di assicurarsi l’appoggio della Marienverein di Vienna, un’associazione nata appositamente per sostenere e finanziare la missione in Africa Centrale.
È caratteristica di Mazza cercare legami con il mondo culturale, amministrativo ed economico della città. Egli si sente membro di una società che tutta deve prendersi cura dei più deboli e dei più lontani.
Membro del Consiglio comunale e dell’Accademia di Agricoltura Scienze e Lettere, condivide l’impegno di tanti altri “al servizio della Chiesa e della società”.

Lo regge una spiritualità intensa: nel confessionale applica la morale comprensiva di sant’Alfonso Maria de’ Liguori; per le prospettive più ampie del ministero sacerdotale e sociale si richiama ad Antonio Rosmini; per la formazione e l’inquadramento giuridico dei suoi collaboratori prende ispirazione da sant’Ignazio di Loyola.
Dopo la sua morte, 2 agosto 1865, il vescovo di Verona, il card. Luigi di Canossa, riduce di molto l’organico dei sacerdoti e chierici presso l’Istituto di San Carlo, cui baderà, senza prospettive di sviluppo, la diocesi. Comunque gli istituti maschile e femminile continueranno, mentre per oltre un secolo sarà abbandonata la prospettiva missionaria, presa in consegna, con nuova e più ampia prospettiva, da san Daniele Comboni.
L’istituzione della Pia Società di don Mazza (1951), della Pia Società maestre Cooperatrici di don Mazza e della Congregazione della Carità del Sacro Cuore di Gesù (“Suore di don Mazza”) porteranno a nuovi ampi sviluppi le opere mazziane in Italia e in Brasile.